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«Dopo il lockdown che ne dici di fare una vacanza in bicicletta ?»

Undicesima e ultima parte

Per tornare a casa il treno c'è ma è un autobus


FRANCESCO - Una cosa bella di questo giro è che è quasi tutto in ciclabile: solo da Seeboden a Sipttal am der Drau non ho trovato una ciclabile, per cui ci buttiamo sullo stradone. Per fortuna è discesa, e la strada non è lunga. La cosa buona è che ci fermiamo a un caffè per la colazione e ci sediamo direttamente all’aperto. Stavolta chiedo a Chiara di entrare per ordinare e al ritorno, alla domanda “cosa hai chiesto?” non ha una risposta molto precisa. Quello che arriva è pane, burro e marmellata, come ve lo proporrebbe vostra nonna: inatteso e apprezzato.

Da Spittal troviamo nuovamente la ciclabile e la Drava: ormai si è calmata e scorre placida, come la nostra pedalata verso Villach. Quando si pedala vicino a un grande fiume la pendenza è normalmente dolce. Se poi si segue la corrente, come stiamo facendo noi, è pure discesa. In più la tappa è la più corta di tutte.

L’arrivo di un giro di questo tipo è sempre trionfale: la città che man mano prende forma, a partire dalle zone industriali e dai quartieri residenziali, fino a spuntare diretti in centro, sempre seguendo la Drava.

Siamo in fondo alla pedalata: totale 392 chilometri.

La prima cosa da fare adesso è capire se quel treno che avevamo visto ci sarà veramente oppure no, o magari sarà tutto esaurito. Quindi stazione. Lascio le bici a Chiara e volo verso la biglietteria: il treno esiste e c’è posto ma... è un autobus, con tanto di trasporto biciclette! Comprati i biglietti, mi sento meglio e abbiamo tempo per una passeggiata. Siamo arrivati alle 11 circa, e per l’autobus del 12:51 c’è il tempo per una passeggiata in centro, un caffè al bar, e un salto al supermercato per procurarsi dei panini e quello che ci servirà per il resto della giornata (arriveremo alle 19.15). Sempre con le bici sott’occhio, che non si sa mai.

L’autobus ha, oltre a un portabici esterno posteriore, anche uno spazio apposito per un paio di bici all’interno (ma queste cose in Italia non le hanno inventate?). Siamo gli unici ciclisti, per cui il controllore sistema le bici dentro e noi al piano di sopra.

Scendiamo a Udine e ci imbarchiamo sull’interregionale per Venezia. Oltre alle nostre bici ce n’è una super-professionale: è di una ragazza (forse di sedici anni) che sta andando a incontrare la sua squadra per fare allenamenti e gare, con cui scambiamo due parole. Credo che vada dieci volte più forte di noi, ma la cosa non ci preoccupa.

A Treviso c’è una calura estiva a cui non siamo più abituati. Abbiamo un tempo di attesa piuttosto cospicuo, per cui prendiamo le bici e andiamo in cerca di un gelato: non ce lo meritiamo?

Dopo tutto il pomeriggio in treno (purtroppo la bici costringe quasi sempre a usare treni regionali, sebbene in questa circostanza non ci fossero alternative) la stazione di Belluno ci aspetta sorniona. La salutiamo a cavallo dei nostri mezzi, che ci portano fedelmente a casa, dove ci aspetta la cena.

I nostri occhi sono ancora pieni dei panorami e dei luoghi che abbiamo visitato: ce li siamo conquistati e, quindi, anche gustati!

CHIARAIl nostro viaggio volge al termine, ma non ci facciamo mancare un giro nel centro di Villach: a dire il vero il nostro abbigliamento non si accorda proprio all’eleganza della città, ma mi dà molta soddisfazione prendere l’aperitivo sui tavolini all’aperto di un bel locale vestita con i pantaloni da ciclista e il casco in mano. Sono orgogliosa di essere riuscita a portare a termine l’impresa. Riguardando con il senno di poi, molti dei miei timori erano infondati, ma per farmi godere questa esperienza l’essenziale è stata la programmazione che Francesco aveva fatto calibrando il percorso sulle mie forze ed esigenze.

Dopo treno e funivia, sperimentiamo anche il passaggio in autobus con la bici: tutto perfetto!

Sento ormai aria di casa, dove i nostri tre figli sono stati in autogestione per una settimana. Abbiamo in realtà cercato di farli partecipi di questi giorni inviando spesso filmati in movimento, chissà se abbiamo fatto venire anche a loro un po’ di voglia di salire in sella alla loro bici!

Mi guardo allo specchio orgogliosa e mi accorgo che posso sfoggiare un’abbronzatura niente male, l’impresa per il resto dell’estate… sarà quella di renderla un po’ meno stile zebra.