INDICE RACCONTI 
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«Dopo il lockdown che ne dici di fare una vacanza in bicicletta ?»

Quarta parte

“il dado è tratto”, mi fido di Francesco e parto


FRANCESCO - Restano due incognite: come reagirà la batteria? L’equipaggiamento che abbiamo preparato funzionerà a dovere? Non sarebbe bello trovarsi a metà strada con la batteria scarica (la bici a pedalata assistita senza assistenza è un elefante) e neanche capire lontano da casa che hai dimenticato qualcosa di importante.
Per rispondere alla prima domanda siamo partiti la domenica, due settimane prima del viaggio, alla volta di Calalzo. Adesso la strada è completamente ciclabile. Si allunga un po’ (per Calalzo si arriva a 50 chilometri circa da Belluno, se si segue la ciclabile che passa per Dogna e Provagna e poi fa la Cavallera), ma fatta con calma è molto gradevole, e la Cavallera non è male se presa con passo sufficientemente lento. Un po’ di fatica a Sottocastello per arrivare fino al cimitero di Pieve di Cadore e poi è discesa per la ciclabile delle Dolomiti fino alla stazione di Calalzo. Solo che siamo in anticipo. E quindi salita fino a Pieve solo che… solo che a 200 metri dalla vetta la batteria finisce e Chiara è costretta a spingere la bici per un po’. Poco male: sappiamo quanto dura la batteria. La salita è maggiore di quelle che ci aspettano, e quindi ci possiamo fidare. Sosta al bar per il caffè e giù fino a Calalzo per prendere il treno e tornare a casa.
La risposta alla seconda domanda richiede la notte fuori casa. E in assetto da crociera. Dopo qualche pensata ecco il lago di Santa Croce: c’è il campeggio, si può testare tutto e poi possiamo anche prendere il sole! La settimana prima della partenza prepariamo le bici, come se fossimo in partenza sul serio, e ci facciamo i 25 chilometri (!) che ci separano dal lago. La ciclabile è un classico e sempre bella. Per prima cosa scopriamo che c’è il resto del mondo quel giorno al campeggio, per cui coda per entrare e gente ovunque. Montiamo la tenda, gonfiamo i materassini chiedendo una pompa ai nostri vicini di piazzola, e andiamo in paese a prendere da mangiare. Certo che potevamo portarcelo da casa, ma allora, che test è? Un tavolo trovato all’aperto per appoggiarci (non puoi portare tavolo e sedie in bici) e cuciniamo le nostre cose: hamburger e insalata. Poi laviamo i piatti e il pomeriggio è nostro! Tra le altre cose al lago c’è un evento di kite-surf: il colpo d’occhio e le esibizioni degli atleti meritano una certa attenzione. A una certa ora ritorniamo in paese per la spesa (niente frigo!) e ci mettiamo su un’altra panchina a mangiare una zuppa pronta che scaldiamo sul nostro fornellino. La notte procede tranquilla e il giorno seguente possiamo tornare a casa tranquilli: anche il secondo e ultimo test è superato!

CHIARA - Per testare la nostra preparazione e l’equipaggiamento decidiamo di fare due uscite: Pieve di Cadore e Lago di Santa Croce. Ormai “il dado è tratto”, mi fido di Francesco e parto.
Mica male vedere il territorio che già ben conosco utilizzando una velocità diversa, tra una pedalata e l’altra scopro scorci impensati: il Piave, come non lo avevo mai visto, mormora davvero; l’alternanza di zone di ombra e zone soleggiate trasmette una sensazione del tutto particolare… a pochi chilometri da casa respiro già aria di vacanza! Mi pare davvero già un buon inizio.
La bici mi assiste davvero! Per fortuna!!! In realtà cerco di risparmiare la batteria più che posso per non trovarmi a piedi e alla fine ce l’ho quasi fatta, ultimi metri a Pieve spingendo ma non è stato un dramma.
E che dire dei due giorni al Lago di S. Croce? Si sono rivelati una sorpresa: è stato divertente fare i turisti a due passi da casa e ritrovare per caso vecchi amici con cui condividere la giornata.